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Il
nome degli
angeli non è un
nome di natura,
ma di funzione:
in ebraico
mal’ak, in
greco ànghelos,
significa
"messaggero".
Gli angeli sono
"spiriti
destinati a
servire, inviati
in missione per
il bene di
coloro che
devono ereditare
la
salvezza" (Ebr
1, 14).
Sfuggendo
alla nostra
percezione
ordinaria, essi
costituiscono un
mondo
misterioso.
La
loro esistenza
non costituisce
mai un problema
nella Bibbia;
In origine, agli
angeli si
attribuivano
indistintamente
compiti compiti
buoni o cattivi
(cfr. Giob 1,
12). Dio manda
il suo buon
angelo per
vegliare su
Israele (Es 23,
20; ma per una
missione
funesta, manda
messaggeri di
male (Sal 78,
49), come lo
sterminatore (Es
12, 23; cfr. 2
Sam 24, 16 s; 2
Re 19, 35).
Anche il Satana
del libro di
Giobbe fa ancora
parte della
corte divina (Giob
1, 6-12; 2,
1-10). Tuttavia,
dopo l’esilio,
i compiti
angelici si
specializzano
maggiormente e
gli angeli
acquistano una
qualificazione
morale in
rapporto alla
loro funzione:
angeli buoni da
una parte,
Satana e i
demoni
dall’altra;
tra gli uni e
gli altri c’è
una costante
opposizione (Zac
3, 1 s). Questa
concezione di un
mondo spirituale
diviso tradisce
l’influenza
indiretta della
Mesopotamia e
della Persia:
per meglio far
fronte al
sincretismo
iranico-babilonese,
il pensiero
giudaico
sviluppa la sua
dottrina
anteriore; senza
transigere sul
suo monoteismo
rigoroso, si
serve talvolta
di un simbolismo
preso a prestito
e sistematizza
la sua
rappresentazione
del mondo
angelico. Così
il libro di
Tobia cita i
sette angeli che
stanno dinanzi a
Dio (Tob 12, 15;
cfr. Apoc 8, 2),
che hanno il
loro riscontro
nella
angelologia
della Persia. Ma
la funzione
attribuita agli
angeli non è
mutata. Essi
vegliano sugli
uomini (Tob 3,
17; Sal 91, 11;
Dan 3, 49 s) e
presentano a Dio
le loro
preghiere (Tob
12, 12);
presiedono ai
destini delle
nazioni (Dan 10,
13-21). A
partire da
Ezechiele,
spiegano ai
profeti il senso
delle loro
visioni (Ez 40,
3 s; Zac 1, 8
s); questo
diventa infine
un elemento
letterario
caratteristico
delle apocalissi
(Dan 8, 15-19;
9, 21 ss).
Ricevono nomi in
rapporto alle
loro funzioni:
Raffaele,
"Dio
guarisce" (Tob
3, 17; 12, 15),
Gabriele,
"eroe di
Dio" (Dan
8, 16; 12, 15),
Michele,
"chi è
come Dio?".
A
quest’ultimo,
capo di tutti,
è affidata la
comunità
giudaica (Dan
10, 13. 21; 12,
1). Questi dati
sono ancora
amplificati
nella
letteratura
apocrifa (libro
di Enoch) e
rabbinica, che
tenta di
organizzarli in
sistemi più o
meno coerenti.
In tal modo la
dottrina del VT
sull’esistenza
del mondo
angelico e sulla
sua presenza nel
mondo degli
uomini, si
afferma con
costanza. Ma le
rappresentazioni
e le
classificazioni
di cui essa si
serve hanno
necessariamente
un carattere
simbolico che ne
rende molto
delicata la
estimazione.
In questa
prospettiva gli
angeli
continuano a
svolgere presso
gli uomini i
compiti che già
il Vecchio
Testamento
attribuiva loro.
Quando una
comunicazione
soprannaturale
perviene dal
cielo alla
terra, essi ne
rimangono i
misteriosi
messaggeri:
Gabriele
trasmette la
duplice
annunciazione (Lc
1, 19. 26); un
esercito celeste
interviene nella
notte della
natività (Lc 2,
9-14); angeli
ancora
annunciano la
risurrezione (Mt
28, 5 ss par.) e
fanno conoscere
agli apostoli il
senso della
ascensione (Atti
1, 10 s).
Ausiliari di
Cristo
nell’opera
della salvezza (Ebr
1, 14), essi
assicurano la
custodia degli
uomini (Mt 18,
10; Atti 12,
15), presentano
a Dio le
preghiere dei
santi (Apoc 5,
8; 8, 3),
conducono
l’anima dei
giusti in
paradiso (Lc 16,
22; "In
paradisum
deducant te
angeli...").
Per proteggere
la Chiesa, essi
continuano
attorno a
Michele, loro
capo, la lotta
contro Satana,
che dura fin
dalle origini (Apoc
12, 1-9). Un
legame intimo
collega così il
mondo terrestre
al mondo
celeste; lassù
gli angeli
celebrano una
liturgia
perpetua (Apoc
4, 8-11), alla
quale quaggiù
si unisce la
liturgia della
Chiesa (cfr.
Gloria,
Sanctus).
Presenze
soprannaturali
ci attorniano,
che il veggente
dell’Apocalisse
concretizza nel
linguaggio
convenzionale
consacrato
dall’uso. Ciò
esige da parte
nostra una
riverenza (cfr.
Gios 5, 13 ss;
Dan 10, 9; Tob
12, 16) che non
è da confondere
con
l’adorazione (Apoc
22, 8 s). Se
quindi è
necessario
proscrivere un
culto esagerato
degli angeli che
pregiudicherebbe
quello di Gesù
Cristo (Col 2,
18), il
cristiano deve
conservare un
senso profondo
della loro
presenza
invisibile e
della loro
azione
soccorritrice
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Dio ha creato gli
Angeli,
creature personali , puri spiriti,
liberi, immortali, più intelligenti degli uomini.
Anche gli Angeli sono stati creati per mezzo di Cristo e in vista di
Lui.
Sono stati chiamati a vivere in comunione con Lui
e a cooperare per l'avvento del regno di Dio.
Gli Angeli stanno innanzi a Dio per servirlo,
contemplano la gloria del suo volto
e giorno e notte cantano la sua lode.(Ap.5,11-12)
Potenti
esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola
intervengono nella storia a servizio del suo disegno di salvezza.
Cristo è il loro capo ed essi sono i " suoi Angeli " (Mt.25,31).
Gli sono accanto come servitori in alcuni momenti della sua vita:
Un Angelo porta a Maria e a Giuseppe l'annuncio(Mt.1,20-21)
dell'incarnazione del Figlio di Dio (Lc.1,26-38)
Una moltitudine di Angeli loda Dio per la sua nascita.(Lc.2,9-14)
Un Angelo lo protegge dalla persecuzione di Erode.(Mt.2-13.19-20)
Gli Angeli lo servono nel deserto.(Mc.1,12-13);(Mt.4,11)
Un Angelo lo conforta nell'agonia del Getsemani.(Lc.22,43)
Gli Angeli annunciano la sua risurrezione.(Lc.24,4-7);
(Gv.20,11-13)
Infine saranno ancora gli angeli ad assisterlo nell'ultimo giudizio.
(Mt.13,41-42)
Gli Angeli, analogamente, accompagnano e aiutano la Chiesa nel
suo cammino:
Incoraggiano gli apostoli.(At.1,9-11)
li liberano dalla prigionia (At.5,18-20)
li sostengono nell'evangelizzazione (At.8,26,10,3-6,27,23-25).
Essi proteggono tutti i fedeli e li guidano alla salvezza (Eb.1,13) |
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