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IL NATALE DI MARTIN
di Leone Tolstoj

L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò
la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette
a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte
precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni
volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo
sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un
vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere,
cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e
continuò il suo lavoro.
Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva
appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin
usci sulla soglia e gli fece un cenno. - Entra· disse - vieni a scaldarti. Devi
avere un gran freddo.
- Che Dio ti benedica!- rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la
neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non
cadde.
- Non è niente - gli disse Martin. - Siediti e prendi un po' di tè.
Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato.
Era
chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il
bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della
finestra.
- Stai aspettando qualcuno? - gli chiese il visitatore.
- Ieri sera- rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di
un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa
di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito
qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".
Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Martin
Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo.
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale.
Mentre guardava
fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò
accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra
le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi
propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì
e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della
zuppa. - Mangia, mia cara, e riscaldati - le disse.
Mangiando, la donna gli disse chi era: - Sono la moglie di un
soldato. Hanno
mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono
riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare.
Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
Martin andò a prendere un vecchio mantello. - Ecco - disse. È un po' liso ma
basterà per avvolgere il piccolo.
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. - Che il Signore ti benedica.
- Prendi - disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi
l’accompagnò alla porta.
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla
finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un
po', vide una
donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che
voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un
paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e
cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si
mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
...continua
domani....

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