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IL NATALE DI MARTIN
di
Leone Tolstoj

Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. -
Lascialo andare, nonnina - disse Martin. - Perdonalo, per amor di Cristo.
La vecchia lasciò il ragazzo. - Chiedi perdono alla nonnina - gli ingiunse
allora Martin.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e
la diede al ragazzo dicendo: - Te la pagherò io, nonnina.
- Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato - disse la vecchia.
- Oh, nonnina - fece Martin - se lui dovesse essere frustato per aver rubato una
mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di
perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a
un giovane sconsiderato.
- Sarà anche vero - disse la vecchia - ma stanno diventando terribilmente
viziati.
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti.
- Lascia che te lo porti
io, nonna. Faccio la tua stessa strada.
La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono
insieme.
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare
l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di
pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo
scaffale.
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un
altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò
all'orecchio: - Martin, non mi riconosci?
- Chi sei? - chiese Martin.
- Sono io - disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che
sorrise e poi svanì come una nuvola.
- Sono io - disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio.
Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
- Sono io - ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela
apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era
aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare,
ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina
lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei
fratelli, l’avete
fatto a me.
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e
che lui aveva saputo accoglierlo.
Fine

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