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Riuscire a staccarsi
dalle cose del mondo vuol dire diventare indifferenti?
o vuol dire solo non esserne schiavi?

Se uno vive senza mai chiedersi perchè vive spreca una
grande occasione.
e solo il dolore spinge a porsi la domanda.

Seminare dei
ricordi. Nel mio ruolo di padre non ho fatto altro. Ai figli
non ho mai pensato di poter insegnare granché, ma fin
dall'inizio della loro presenza in casa ho sentito che,
attraverso alcune esperienze indimenticabili, potevo mettere
nella loro memoria i semi di una grandezza con la cui misura
vorrei che vivessero.

.. ci sono giorni nella vita in cui non succede niente,
giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare
una traccia,
quasi non fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono
giorni così,
e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa
chiaramente più limitato,
capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne
passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così:
solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel
passato
ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel
presente. Ma non c'è più.

La malattia di cui
oggi soffre gran parte dell'umanità è inafferrabile, non
definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati,
depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la
propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un
tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi,
simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. [...]
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le
nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro
è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore
può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte
fuori non han cambiato granché.

"Ciò che è fuori è
anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna
parte".
"Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente
dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a
cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di
sé".

Perché non
esistono scorciatoie a nulla: non certo alla salute, non
alla felicità o alla saggezza. Niente di tutto questo può
essere istantaneo. Ognuno deve cercare a modo suo, ognuno
deve fare il proprio cammino, perché uno stesso posto può
significare cose diverse a seconda di chi lo visita.

Ogni posto è una
miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a
osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi
i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una
parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena
incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno
specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d'umanità dinanzi al
quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera
è esattamente là dove si è: basta scavare.

I migliori compagni di
viaggio sono i libri: parlano quando si ha
bisogno, tacciono quando si vuole silenzio.
Fanno compagnia senza essere invadenti.
Danno moltissimo senza chiedere nulla.
I miracoli esistono e
sono miracoli perché capitano una volta ogni
tanto, perché sono qualcosa di insolito,
qualcosa che non capiamo, perché sono
un'eccezione alla regola del non-miracolo.
In tutta la storia ci sono sempre state delle
guerre. Per cui continueranno ad esserci.

La
posta elettronica...è ormai il più discreto, meno invadente,
miglior mezzo di comunicazione
se lo si usa quando si ha davvero qualcosa da dire, se non
ci si abbandona al linguaggio sciatto
imposto dalla velocità e se si stampa, per poterlo sempre
rileggere, quel che di buono si riceve.

In india si dice che l'ora più bella è quella
dell'alba,quando la distinzione tra tenebra e luce
non è ancora netta, e l'uomo se vuole, se sa fare
attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita
gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il
vero non sono che due aspetti della stessa cosa.

Eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l'uomo
moderno si nega la possibilità di prendere
coscienza della straordinaria bellezza del suo contrario: il
non-dolore.

Trovo che vi sia una bella parola in italiano che è molto
più calzante della
parola felice, ed è contento, accontentarsi: uno che si
accontenta è un uomo felice.

Una
volta accettata l'idea che la morte è parte della nostra
vita ,ci si sente più forti,
si ha l'impressione che nessuno possa più avere potere su di
noi.

L'uomo moderno studia, impara, si impratichisce con migliaia
di cose, ma non impara niente
sul morire. Anzi, evita in tutti i modi di parlarne
(farlo è considerato scorretto come
un tempo era parlare di sesso); evita di pensarci e quando
quel prevedibile, naturalissimo
momento arriva, è impreparato, soffre terribilmente, si
aggrappa alla vita, e così facendo
soffre ancora di più.

Ci vuole tempo e ci vogliono un gran
buon senso e una tua cultura indipendente per sapere cosa è
vero. Se no prendi tutto per oro colato.
Solo se riusciremo a guardare l'universo
come un tutt'uno in cui ogni parte riflette
la totalità e in cui la grande bellezza sta
nella diversità cominceremo a capire chi
siamo e dove stiamo.

Che
gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e
questo grande viaggio della mia vita è
arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci
sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con
un po' di divertimento.

"Non siamo noi a trovare la Verità. È la Verità a trovare
noi. Dobbiamo solo prepararci".
"Si può invitare un ospite che non si conosce? No. Ma si può mettere la casa in
ordine, così che, quando l'ospite arriva, si è pronti a riceverlo e a
conoscerlo".

"Non volevo morire
senza aver capito perché ero vissuto". O,
molto più semplicemente, dovevo trovare
dentro di me il seme di una pace che poi
avrei potuto far germogliare ovunque.

L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che
conduce sul tetto da cui si vede il mondo o sul quale ci si può
distendere a diventare una nuvola, quel’ultimo pezzo va fatto a piedi,
da soli.

E
ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni
tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli
occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle
parole. Nel silenzio.

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