l'Angelo
di Anna
Nonostante che di s. Anna ci siano poche
notizie e per giunta provenienti non da testi ufficiali e
canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente
che in Occidente.
Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah
(grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano
invece i vangeli apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di
cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san
Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo.
Il “Protovangelo di san Giacomo” narra che
Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e
abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina
Probatica; un giorno mentre stava portando le sue abbondanti
offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote
Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per
primo, perché non hai generato prole”.
Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano
veramente, ma non avevano figli e ormai data l’età non ne
avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo,
il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro,
perciò erano sterili.
L’anziano ricco pastore, per l’amore che
portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un’altra donna per
avere un figlio; pertanto addolorato dalle parole del gran
sacerdote si recò nell’archivio delle dodici tribù di Israele
per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta
constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano
avuto figli, sconvolto non ebbe il coraggio di tornare a casa
e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni
e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime,
preghiere e digiuni.
Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò
si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi
si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la
loro implorazione di avere un figlio.
Durante la preghiera le apparve un angelo che
le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua
preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua
prole in tutto il mondo”.
Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì.
Il “Protovangelo di san Giacomo” conclude: “Trascorsi i giorni
necessari si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola
Maria, ossia ‘prediletta del Signore’”. Gioacchino portò di
nuovo al tempio con la bimba, i suoi doni: dieci agnelli,
dodici vitelli e cento capretti senza macchia.
I pii genitori, grati a Dio del dono ricevuto,
crebbero con amore la piccola Maria, che a tre anni fu
condotta al Tempio di Gerusalemme, per essere consacrata al
servizio del tempio stesso, secondo la promessa fatta da
entrambi, quando implorarono la grazia di un figlio.
Dopo i tre anni Gioacchino non compare più nei
testi, mentre invece Anna viene ancora menzionata in altri
vangeli apocrifi successivi, che dicono visse fino all’età di
ottanta anni, inoltre si dice che Anna rimasta vedova si sposò
altre due volte, avendo due figli la cui progenie è
considerata, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, come la
“Santa Parentela” di Gesù.
“Secondo le storie delle dodici tribù di
Israele c'era un certo Gioacchino, uomo estremamente ricco. Le
sue offerte le faceva doppie, dicendo: "Quanto per me è
superfluo, sarà per tutto il popolo, e quanto è dovuto per la
remissione dei miei peccati, sarà per il Signore, quale
espiazione in mio favore".
Giunse il gran giorno del Signore e i figli di
Israele offrivano le loro offerte. Davanti a lui si presentò
Ruben, affermando: "Non tocca a te offrire per primo le tue
offerte, poiché in Israele non hai avuto alcuna discendenza".
Gioacchino ne restò fortemente rattristato e
andò ai registri delle dodici tribù del popolo, dicendo:
"Voglio consultare i registri delle dodici tribù di Israele
per vedere se sono io solo che non ho avuto posterità in
Israele". Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i giusti
avevano avuto posterità. Si ricordò allora del patriarca
Abramo al quale, nell'ultimo suo giorno, Dio aveva dato un
figlio, Isacco.
Gioacchino ne restò assai rattristato e non si
fece più vedere da sua moglie. Si ritirò nel deserto, vi
piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti,
dicendo tra s‚: "Non scenderò n‚ per cibo, n‚ per bevanda,
fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia
preghiera sarà per me cibo e bevanda".
Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si
sfogava in due pianti, dicendo: "Piangerò la mia vedovanza e
piangerò la mia sterilità".
Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta,
sua serva le disse: "Fino a quando avvilisci tu l'anima tua;
Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e non ti è lecito
essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo
che mi ha dato la signora del lavoro: a me non è lecito
cingerla perché io sono serva e perché ha un'impronta regale".
Ma Anna rispose: "Allontanati da me. Io non
faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un
tristo che te l'ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare
al tuo peccato". Replicò Giuditta: "Quale imprecazione potrò
mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre,
non ti dia frutto in Israele?". Anna si afflisse molto.
Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il
capo, indossò le sue vesti di sposa e verso l'ora nona scese a
passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai suoi
piedi e supplicò il Padrone, dicendo: "O Dio dei nostri padri,
benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai benedetto il
ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco".
Guardando fisso verso il cielo, vide,
nell'alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una
lamentazione, dicendo: "Ahimé! chi mi ha generato? qual ventre
mi ha partorito? Sono infatti diventata una maledizione
davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno
scacciata con scherno dal tempio del Signore.
Ahimé! a chi somiglio io mai? Non somiglio agli
uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono
fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimé! a chi somiglio io mai?
Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie
della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimé! a chi
somiglio io mai?
Non somiglio a queste acque, poiché anche
queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimé! a
chi somiglio io mai? Non somiglio certo a questa terra, poiché
anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e
ti benedice, o Signore".
Ecco, un angelo del Signore le apparve,
dicendole: "Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua
preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la
terra della tua discendenza". Anna rispose: "(Com'è vero che)
il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di
maschio o di femmina, l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e
lo servirà per tutti i giorni della sua vita".
Ed ecco che vennero due angeli per dirle: "Tuo
marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti". Un angelo
del Signore era infatti disceso da lui per dirgli:
"Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua
insistente preghiera. Scendi di qui. Ecco, infatti, che Anna,
tua moglie, concepirà nel suo ventre".
Gioacchino scese, e mandò a chiamare i suoi
pastori, dicendo: "Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e
senza difetto: saranno per il Signore, mio Dio. Portatemi
anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il
consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il
popolo".
Ed ecco che Gioacchino giunse con i suoi
armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire
Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo,
esclamando: "Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta
molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile
concepirà nel ventre". Il primo giorno Gioacchino si riposò in
casa sua.
Il giorno seguente presentò le sue offerte,
dicendo tra s‚: "Se il Signore Iddio mi è propizio, me lo
indicherà la lamina del sacerdote". Nel presentare le sue
offerte, Gioacchino guardò la lamina del sacerdote. Quando
questi salì sull'altare del Signore, Gioacchino non scorse in
s‚ peccato alcuno, ed esclamò: "Ora so che il Signore mi è
propizio e mi ha rimesso tutti i peccati". Scese dunque dal
tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua.
Si compirono intanto i mesi di lei. Nel nono
mese Anna partorì e domandò alla levatrice: "Che cosa ho
partorito?". Questa rispose: "Una bambina". "In questo
giorno", disse Anna, "è stata magnificata l'anima mia", e pose
la bambina a giacere.
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