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L’Angelo di Archelao
Morto Erode, un angelo del Signore apparve in
sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te
il bambino e sua madre e và nel paese d’Israele; perché sono
morti coloro che insidiavano la vita del bambino». Egli,
alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel
paese d’Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea
Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi.
Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea
e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata
Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai
profeti: «Sarà chiamato Nazareno». (Mt)
Uscito se ne andò, come al solito, al monte
degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo,
disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si
allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi,
pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve
allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda
all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore
diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi,
rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che
dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite?
Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione». (Lc)
Essi allora presero Gesù ed
egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio,
detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri
due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo.
Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce;
vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti
Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu
crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico,
in latino e in greco. (Gv)
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