-Calendario dell'Avvento seconda settimana--

 

 

 

 

L'AGRIFOGLIO

di Gina Marzetti Noventa



Il pastorello si sveglia all'improvviso. In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora. Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite.
Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
- Dove andate? - chiede il pastorello.
- Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna. - È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
Il pastorello si unisce alla comitiva: anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si  così poveri?
Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: - Oh, un arbusto ancor verde!
È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.
Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra; c'è tanta festa attorno. Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio.
Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo.
Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline, che si posano sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.
Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie.
Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preghiera

 

La pecora nera

C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche: lei, invece, era nera. Nera come il carbone. Quando passava per i campi tutti la segnavano a dito e sorridevano di compassione.
"Guarda la pecora nera! Che animale originale: chi crede mai di essere?".
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: "Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di lana bianca?"
La pecora nera non ne poteva più: quelle parole erano come pietre. E così decise di uscire dal gregge per andarsene sui monti: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposare all'ombra dei pini. Ma nemmeno in montagna trovò pace.
"Che vivere è mai questo? Sempre sola, tutta sola!", si diceva dopo il tramonto del sole quando la notte inghiottiva tutto nel buio.
Una sera, mentre girovagava scoraggiata e in lacrime scorse una grotta. "Dormirò là dentro…", e si mise a correre, correre come se qualcosa l'attirasse…
"Chi sei?" le domandò qualcuno mentre stava entrando.
"Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Ho lasciato il gregge perché tutti mi prendevano in giro e mi sentivo diversa… In un certo qual modo mi hanno tagliata fuori…"
"È capitato anche a noi una cosa simile: siamo poveri e non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel Bambino. Eccolo!"
La pecora nera si sentì invadere da una sensazione nuova.
"Avrà freddo: lasciate che mi metta vicino per scaldarlo con la mia soffice lana…"
Maria e Giuseppe le fecero posto accanto al Bambino.
La pecora si accoccolò il più vicino possibile al Bambino e allargando le zampe lo strinse a sé.
Gesù si svegliò, aprì gli occhi e le bisbigliò:
"Proprio per questo sono venuto, per le pecore smarrite".
La pecora nera non comprese del tutto, ma si sentì utile e contenta. Si mise a belare, belare di felicità.
Dal cielo gli angeli risposero intonando il Gloria.

"Ogni uomo vedrà
la salvezza di Dio!"

 

 

 

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