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L'AGRIFOGLIO
di
Gina
Marzetti
Noventa
Il
pastorello
si
sveglia
all'improvviso.
In
cielo
v'è
una
luce
nuova:
una
luce
mai
vista
a
quell'ora.
Il
giovane
pastore
si
spaventa,
lascia
l'ovile,
attraversa
il
bosco:
è
nel
campo
aperto,
sotto
una
bellissima
volta
celeste.
Dall'alto
giunge
il
canto
soave
degli
Angeli.
-
Tanta
pace
non
può
venire
che
di
lassù
-
pensa
il
pastorello,
e
sorride
tranquillizzato.
Le
pecorine,
a
sua
insaputa,
l'hanno
seguito
e
lo
guardano
stupite.
Ecco
sopraggiungere
molta
gente
e
tutti,
a
passi
affrettati,
si
dirigono
verso
una
grotta.
-
Dove
andate?
-
chiede
il
pastorello.
-
Non
lo
sai?
-
risponde,
per
tutti,
una
giovane
donna.
-
È
nato
il
figlio
di
Dio:
è
sceso
quaggiù
per
aprirci
le
porte
del
Paradiso.
Il
pastorello
si
unisce
alla
comitiva:
anch'egli
vuole
vedere
il
Figlio
di
Dio.
A
un
tratto,
si
sente
turbato:
tutti
recano
un
dono,
soltanto
lui
non
ha
nulla
da
portare
a
Gesù.
Triste
e
sconvolto,
ritorna
alle
sue
pecore.
Non
ha
nulla;
nemmeno
un
fiore;
che
cosa
si
può
donare
quando
si
così
poveri?
Il
ragazzo
non
sa
che
il
dono
più
gradito
a
Gesù
è
il
suo
piccolo
cuore
buono.
Ahi!
Tanti
spini
gli
pungono
i
piedi
nudi.
Allora
il
pastorello
si
ferma,
guarda
in
terra
ed
esclama
meravigliato:
-
Oh,
un
arbusto
ancor
verde!
È
una
pianta
di
agrifoglio,
dalle
foglie
lucide
e
spinose.
Il
coro
di
Angeli
sembra
avvicinarsi
alla
terra;
c'è
tanta
festa
attorno.
Come
si
può
resistere
al
desiderio
di
correre
dal
Santo
Bambino
anche
se
non
si
ha
nulla
da
offrire?
Ebbene,
il
pastorello
andrà
alla
divina
capanna;
un
ramo
d'agrifoglio
sarà
il
suo
omaggio.
Eccolo
alla
grotta.
Si
avvicina
felice
e
confuso
al
bambino
sorridente
che
sembra
aspettarlo.
Ma
che
cosa
avviene?
Le
gocce
di
sangue
delle
sue
mani,
ferite
dalle
spine,
si
trasformano
in
rosse
palline,
che
si
posano
sui
verdi
rami
dell'arbusto
che
egli
ha
colto
per
Gesù.
Al
ritorno,
un'altra
sorpresa
attende
il
pastorello:
nel
bosco,
tra
le
lucenti
foglie
dell'agrifoglio,
è
tutto
un
rosseggiare
di
bacche
vermiglie.
Da
quella
notte
di
mistero,
l'agrifoglio
viene
offerto,
in
segno
di
augurio,
alle
persone
care.
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Preghiera
La
pecora
nera
C'era
una
volta
una
pecora
diversa
da
tutte
le
altre.
Le
pecore,
si
sa,
sono
bianche:
lei,
invece,
era
nera.
Nera
come
il
carbone.
Quando
passava
per
i
campi
tutti
la
segnavano
a
dito
e
sorridevano
di
compassione.
"Guarda
la
pecora
nera!
Che
animale
originale:
chi
crede
mai
di
essere?".
Anche
le
compagne
pecore
le
gridavano
dietro:
"Pecora
sbagliata,
non
sai
che
le
pecore
devono
essere
tutte
uguali,
tutte
avvolte
di
lana
bianca?"
La
pecora
nera
non
ne
poteva
più:
quelle
parole
erano
come
pietre.
E
così
decise
di
uscire
dal
gregge
per
andarsene
sui
monti:
almeno
là
avrebbe
potuto
brucare
in
pace
e
riposare
all'ombra
dei
pini.
Ma
nemmeno
in
montagna
trovò
pace.
"Che
vivere
è
mai
questo?
Sempre
sola,
tutta
sola!",
si
diceva
dopo
il
tramonto
del
sole
quando
la
notte
inghiottiva
tutto
nel
buio.
Una
sera,
mentre
girovagava
scoraggiata
e
in
lacrime
scorse
una
grotta.
"Dormirò
là
dentro…",
e
si
mise
a
correre,
correre
come
se
qualcosa
l'attirasse…
"Chi
sei?"
le
domandò
qualcuno
mentre
stava
entrando.
"Sono
una
pecora
che
nessuno
vuole:
una
pecora
nera!
Ho
lasciato
il
gregge
perché
tutti
mi
prendevano
in
giro
e
mi
sentivo
diversa…
In
un
certo
qual
modo
mi
hanno
tagliata
fuori…"
"È
capitato
anche
a
noi
una
cosa
simile:
siamo
poveri
e
non
c'era
posto
con
gli
altri
nell'albergo.
Abbiamo
dovuto
ripararci
qui,
io
Giuseppe
e
mia
moglie
Maria.
Proprio
qui
ci
è
nato
un
bel
Bambino.
Eccolo!"
La
pecora
nera
si
sentì
invadere
da
una
sensazione
nuova.
"Avrà
freddo:
lasciate
che
mi
metta
vicino
per
scaldarlo
con
la
mia
soffice
lana…"
Maria
e
Giuseppe
le
fecero
posto
accanto
al
Bambino.
La
pecora
si
accoccolò
il
più
vicino
possibile
al
Bambino
e
allargando
le
zampe
lo
strinse
a
sé.
Gesù
si
svegliò,
aprì
gli
occhi
e
le
bisbigliò:
"Proprio
per
questo
sono
venuto,
per
le
pecore
smarrite".
La
pecora
nera
non
comprese
del
tutto,
ma
si
sentì
utile
e
contenta.
Si
mise
a
belare,
belare
di
felicità.
Dal
cielo
gli
angeli
risposero
intonando
il
Gloria.
"Ogni
uomo
vedrà
la
salvezza
di
Dio!"

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