Calendario dell'Avvento 3 settimana


 

 

 

 

     
     
 

IL DONO DI NATALE

di Grazia Deledda

Felle rientrò in casa, e prese parte attiva alla cena.
In mezzo alla mensa sorgeva una piccola torre di focacce tonde e lucide che parevano d'avorio: ciascuno dei commensali ogni tanto si sporgeva in avanti e ne tirava una a sé: anche l'arrosto, tagliato a grosse fette, stava in certi larghi vassoi di legno e di creta: e ognuno si serviva da sé, a sua volontà.
Felle, seduto accanto alla madre, aveva tirato davanti a sé tutto un vassoio per conto suo, e mangiava senza badare più a nulla: attraverso lo scricchiolìo della cotenna abbrustolita del porchetto, i discorsi dei grandi gli parevano lontani, e non lo interessavano più.
Quando poi venne in tavola la torta gialla e calda come il sole, e intorno apparvero i dolci in forma di cuori, di uccelli, di frutta e di fiori, egli si sentì svenire: chiuse gli occhi e si piegò sulla spalla della madre. Ella credette che egli piangesse: invece rideva per il piacere.

Ma quando fu sazio e sentì bisogno di muoversi, ripensò ai suoi vicini di casa: che mai accadeva da loro? E il padre era tornato col dono?
Una curiosità invincibile lo spinse ad uscire ancora nel cortile, ad avvicinarsi e spiare. Del resto la porticina era socchiusa: dentro la cucina le bambine stavano ancora intorno al focolare ed il padre, arrivato tardi ma sempre in tempo, arrostiva allo spiedo la coscia del porchetto donato dai vicini di casa.
Ma il regalo comprato da lui, dal padre, dov'era?
- Vieni avanti, e va su a vedere - gli disse l'uomo, indovinando il pensiero di lui.
Felle entrò, salì la scaletta di legno, e nella cameretta su, vide la madre di Lia assopita nel letto di legno, e Lia inginocchiata davanti ad un canestro.
E dentro il canestro, fra pannolini caldi, stava un bambino appena nato, un bel bambino rosso, con due riccioli sulle tempie e gli occhi già aperti.
- È il nostro primo fratellino - mormorò Lia. - Mio padre l'ha comprato a mezzanotte precisa, mentre le campane suonavano il "Gloria". Le sue ossa, quindi, non si disgiungeranno mai, ed egli le ritroverà intatte, il giorno del Giudizio Universale. Ecco il dono che Gesù ci ha fatto questa notte!

fine

 

 
 

                    

 
     
 

 

Signore,

il nostro è il mondo dell’uomo,

un mondo frenetico,

sempre più fondato sulla nostra sapienza,

sulla nostra programmazione.

Non ci interessa più la tua sapienza,

non ci interessano più le tue promesse;

non sappiamo più attendere;

non sappiamo più seminare

senza preoccuparci se saremo noi o altri a mietere.

La tua Parola invece è una parola di grande pazienza

che sprona ad una illimitata speranza:

chi semina nelle lacrime raccoglierà  nella gioia;

una misura abbondante: il cento per uno.

Signore,

semina la calma nella mia anima;

semina la fiducia in te,

la speranza nella tua parola

più efficace di ogni programmazione umana

 

 

 

TU SEI LA MIA VITA

Tu sei la mia vita, altro io non ho.

Tu sei la mia strada, la mia verità.

Nella tua Parola io camminerò,

finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai.

Non avrò paura, sai, se tu sei con me:

io ti prego, resta con me.

            Credo in Te, Signore, nato da Maria,

            figlio eterno e santo, uomo come noi.

            Morto per amore, vivo in mezzo a noi:

            una cosa sola con il Padre e con i tuoi,

            fino a quando, io lo so, tu ritornerai

            per aprirci il regno di Dio.

 
 
 

 
     
     
     

 

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