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da
"UN
CANTO
DI
NATALE"
di
Charles
Dickens
Passò
e
ripassò
davanti
alla
porta
una
dozzina
di
volte,
prima
di
avere
il
coraggio
di
andar
su
e
bussare.
Finalmente
si
decise
e
lo
fece.
"E
in
casa
il
vostro
padrone,
mia
cara?",
disse
Scrooge
alla
domestica.
Ragazza
graziosa,
davvero!
"Sì,
signore."
"Dov'è,
amor
mio?",
disse
Scrooge.
"E
in
sala
da
pranzo,
insieme
con
la
signora.
Vi
accompagno
di
sopra,
col
vostro
permesso."
"Grazie,
lui
mi
conosce",
disse
Scrooge,
che
aveva
già
la
mano
sulla
maniglia
della
sala
da
pranzo.
"Entrerò
qui,
mia
cara."
Fece
girare
la
maniglia
pian
piano,
e
si
affacciò
alla
porta
semiaperta.
Stavano
guardando
la
tavola
apparecchiata
con
un
gran
lusso,
perché
i
padroni
di
casa,
quando
sono
giovani,
sono
sempre
nervosi
su
questo
punto
e
vogliono
esser
sicuri
che
tutto
sia
in
perfetto
ordine.
"Fred!",
disse
Scrooge.
Signore!
come
trasalì
la
sua
nipote
acquisita!
Per
un
attimo
Scrooge
si
era
scordato
che
c'era
anche
lei,
seduta
in
un
angolo,
col
panchettino
sotto
i
piedi;
altrimenti
non
lo
avrebbe
fatto
di
certo.
"Ma
come,
benedetto
Iddio",
gridò
Fred,
"chi
è
mai?"
"Sono
io,
tuo
zio
Scrooge.
Son
venuto
a
pranzo.
Vuoi
lasciarmi
entrare,
Fred?"
Lasciarlo
entrare!
E
un
miracolo
che,
stringendogli
la
mano,
non
gli
staccasse
addirittura
il
braccio.
Si
sentì
a
casa
propria
in
cinque
minuti.
Non
c'era
nulla
che
potesse
essere
più
cordiale.
Sua
nipote
aveva
esattamente
lo
stesso
aspetto,
e
così
Topper
quando
arrivò,
e
così
la
sorellina
paffutella
quando
arrivò
e
così
tutti
quanti
quando
arrivarono.
Festa
meravigliosa,
giochi
meravigliosi,
armonia
meravigliosa,
felicità
meravigliosa.
Però
la
mattina
seguente
arrivò
presto
in
ufficio.
Oh,
se
ci
arrivò
presto!
Solo
poter
arrivare
per
primo
e
sorprendere
Bob
Cratchit
che
arrivava
in
ritardo:
era
questa
la
cosa
che
più
gli
stava
a
cuore.
E
vi
riuscì;
sì,
vi
riuscì.
L'orologio
batté
le
nove
-
niente
Bob;
le
nove
e
un
quarto
-
niente
Bob.
Era
ben
diciotto
minuti
e
mezzo
in
ritardo.
Scrooge
stava
seduto
con
la
porta
spalancata,
in
modo
da
poterlo
veder
entrare
nella
cisterna.
....
continua
domani...

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Preghiera
Occhi
chiusi
Davanti
a
Te,
mio
Dio,
ogni
tanto,
sento
il
bisogno
di
chiudere
gli
occhi.
Ogni
istante,
senza
sosta,
attraverso
le
pupille,
il
mondo
entra
in
me.
Quanti
volti!
Quanti
fatti!
Quante
cose!
Tutto
chiede
una
risposta
e
io
non
so
cosa
dire,
non
so
cosa
fare.
Tutto
dovrebbe
essere
bello,
buono,
vero,
perché
tutto
proviene
da
Te.
E
invece
vedo
tanti
volti
falsi,
tante
cose
brutte,
tanti
episodi
violenti
e
crudeli.
Chiudo
gli
occhi,
mio
Dio.
No,
io
non
voglio
fuggire
da
quello
che
Tu
ci
hai
donato.
Io
non
voglio
pensare
che
il
mondo
è
cattivo.
Io
voglio
soltanto
che
i
miei
occhi
riposino
in
Te.
Io
voglio
soltanto
portare
i
miei
occhi
dentro
ai
tuoi
occhi.
Io
voglio
aprire
gli
occhi
come
i
pastori
a
Betlemme.
Io
voglio
tornare
a
guardare
le
persone,
i
fatti
e
le
cose
con
la
gioia
di
quando,
nel
primo
mattino
del
mondo,
ammirando
le
opere
che
stavi
creando,
Tu
esclamavi:
"È
buono,
è
bello!
È
molto
buono,
è
molto
bello!"
Il
Signore
ama
il
suo
popolo,
incorona
gli
umili
di
vittoria.
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