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Sono
solo alcuni modi diversi in cui si può affrontare la
kermesse dei regali che sta iniziando in questi giorni.
Ognuno
può provare più di uno di questi stati d'animo (ed altri
ancora), dipende da chi è colui o colei che riceverà il
regalo, da quali rapporti ci sono con questa persona…
Oggi
a volte il rapporto tra persone "è minato alle
radici da una cultura che esalta il consumo e l'utile come
misura prevalente dei valori e degli scambi, da una
cultura che svilisce il gratuito e commercializza ogni
forma di incontro" (Card. Carlo Maria Martini)
Potremmo,
nella ricerca dei nostri (giusti) regali, porci qualche
domanda, per esempio:
A chi faccio regali? A parenti, amici, conoscenti o -
nell'ambito delle mie possibilità - mi ricordo di
"farmi prossimo" per altre persone, aderendo a
qualcuna tra le tante proposte che mi vengono fatte?
Per
quali ragioni faccio dei regali? Mi aspetto qualcosa in
cambio (regalo, riconoscimento sociale, stima…) o riesco
a donare gratuitamente, senza pensare se riceverò
qualcosa o no?
Come
scelgo i regali? Lasciandomi guidare dalla pubblicità e
dal luccichio delle vetrine o facendo attenzione al
destinatario e ai suoi bisogni?
Quanto
spendo per i regali? Son sicuro che non potrei dedicare
una parte di questa somma a scopi più giusti?
So
regalare solo oggetti o anche tempo, ascolto, tenerezza,
perdono?
Che
messaggio mando attraverso i miei regali (specialmente se
sono genitore)? Contano di più i soldi, la moda, la
pubblicità o l'amore, l'attenzione, il rispetto?
A
questo punto…
"BUONI ACQUISTI"
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CHE
REGALO CHIEDIAMO A DIO?
Donaci
un desiderio vivo di te,
il desiderio di incontrarti come un amico
incontra il suo amico
e difendici dalle troppe distrazioni.
Donaci
un cuore aperto
alla verità che salva,
all'amore che unisce,
alla gioia che illumina le nostre case
e liberaci dall'ottusa ricerca del superfluo.
Donaci
uno sguardo riconciliato
che sappia vedere dappertutto
il bene possibile
e ne usi saggiamente,
rendendo grazie in ogni cosa.
Amen.
(Card.
Carlo Maria Martini)
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Trasformarci
in dono
(Alessandro Pronzato,
Vangeli scomodi)
A Natale si usa fare dei
doni. Montagne di regali, quintali di carta elegante, chilometri di filo dorato,
biglietti di auguri grossi come lenzuoli. Crediamo di sdebitarci così verso le
persone cui dobbiamo riconoscenza. Ma è troppo facile, troppo comodo. Come
cristiani abbiamo il dovere, non di fare dei doni, ma di trasformarci in dono.
Far sì che la nostra vita sia un dono senza riserve. Per tutti. Perché ciascuno
di noi è debitore verso tutti gli altri.
Sopratutto dobbiamo avere il coraggio di specchiarci in quelle tre righe di
Luca: di trovare quella semplicità. Smontare il nostro Natale mastodontico e
macchinoso. Per riscoprire quello autentico. Arricchirci di quella povertà.
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