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Pierino
davanti al presepe
(fonte non
specificata)
Pierino sogna... sta
andando insieme ai pastori e ai Re Magi verso la stalla quando si trova
improvvisamente davanti a Gesù Bambino che giace nella mangiatoia. Pierino si
accorge di essere a mani vuote. Tutti hanno portato qualcosa: solo lui è senza
doni.
Avvilito dice subito: "Prometto di darti la cosa più bella che ho. Ti regalo la
mia nuova bicicletta, anzi il mio trenino elettrico".
Il bambino nel presepe scuote la testa e sorridendo dice: "Io non voglio il tuo
trenino elettrico. Dammi il tuo tema in classe!".
"Il mio ultimo tema?" balbetta il ragazzino. "Ma ho preso un insufficiente!".
"Appunto, proprio per questo lo vorrei" dice Gesù. "Devi darmi sempre tutto
quello che è insufficiente, imperfetto. Per questo sono venuto nel mondo. Ma
vorrei un'altra cosa ancora da te: la tua tazza del latte".
A questo punto Pierino si rattrista: "La mia tazza? Ma è rotta!".
"Proprio per questo la vorrei avere" dice Gesù Bambino. "Tu mi puoi portare
tutto quello che si rompe nella tua vita. Io sono capace di risanarlo".
Il ragazzino sentì di nuovo la voce del Bambino Gesù: "Vorrei una terza cosa da
te: vorrei la risposta che hai dato a tua mamma quando ti ha chiesto come mai si
è rotta la tazza del latte".
Allora Pierino inizia a piangere e confessa tra le lacrime: "Ma le ho detto una
bugia, quella volta. Ho detto alla mamma che la tazza era caduta per caso, ma in
realtà l'ho gettata a terra io, per rabbia".
"Per questo vorrei avere quella tua risposta" risponde sicuro Gesù Bambino.
"Portami sempre tutto quello che nella tua vita è cattivo, bugiardo, dispettoso
e malvagio. Sono venuto nel mondo per perdonarti, per prenderti la mano e
insegnarti la via".
Gesù sorride di nuovo a Pierino, mentre lui guarda, comprende e... si
meraviglia...
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E
Giuseppe raccontò
(Franco Signoracci, La
notte più bella)
Ricordo bene quella
notte, quando l'angelo entrò nel mio sogno.
Era l'ora più buia, quando il giorno trascorso è già dimenticato e l'alba nuova
è ancora lontana. Io dormivo profondamente e nei miei sogni c'erano tante
storie: immagini strane si mischiavano e si inseguivano tra di loro, come spesso
accade. Poi, ad un tratto, anche nei miei sogni ci fu silenzio e buio, e apparve
un puntino luminoso che diventava sempre più grande, come la lampada di una
barca quando si avvicina di notte alla riva.
Capii subito che quello non era un sogno come gli altri: quella luce era un
angelo!
E l'angelo parlò.
E mi raccontò di Maria, del bambino, delle difficoltà che avremmo incontrato:
"Non temere", mi disse, "starò sempre con voi!".
Mi svegliai di colpo: non ero spaventato, ma quella apparizione mi aveva
turbato. Sentivo caldo nel chiuso della mia stanza; dovevo uscire a prendere
aria, a pensare un poco a quelle parole. Infilai i sandali e andai a sedermi su
di un sasso, poco lontano dalla casa, in una posizione elevata.
Sotto di me c'era tutto il paese addormentato. Sopra di me il cielo stellato e
la luna, che tramontava all'orizzonte.
Pensavo di essere solo, poi mi accorsi che non lontano da me c'era un gregge di
pecore, custodito da due pastori: i due uomini vegliavano accanto alle braci di
un fuoco quasi spento. Poi, tra le case del paese, si aprirono alcune porte e
vidi uomini uscire in silenzio: erano i pescatori, che partivano a notte fonda
per andare al lago di Tiberiade. Vidi anche un altro uomo uscire dal villaggio,
conduceva due asini che avevano anfore legate ai fianchi: andava a prendere
l'acqua. Infine, mentre il cielo a oriente si faceva più chiaro, vidi uscire i
primi contadini. "Ecco", pensai tra me, "per tutta questa gente, per tutti noi
verrà il bambino!" E sentii una grande pace nel cuore. |
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Non
temete!
(fonte non
specificata)
Mio Dio, da tanto
tempo io cercavo il tuo volto e mi chiedevo a chi potessi rassomigliare.
E ora sono contento di scoprire questo bambino neonato coricato sulla paglia di
una mangiatoia.
Eccolo, dunque, il tuo volto!
Sei tu questo neonato? ma allora assomigli a tutti i bambini del mondo
perché
non ci sono differenze tra te e loro.
Quanto è strana la vita!
Prima ero io che avevo paura di te, che mi sentivo sempre in colpa; ed ora sei
tu quello che non bisogna spaventare.
Prima mi aspettavo che tu ti chinassi su di me per tirarmi fuori dai
miei sentieri cattivi ed ora sono io che mi curvo su di te, come ci si
curva su un bambino appena nato.
Mio Dio, pensavo che tu fossi uno spauracchio e invece sei un bambino piccolo
piccolo.
Là sulla paglia, in questa notte d'inverno, ho perso la paura ed ho
ritrovato l'amore. |
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A mani vuote
(Silvano Fausti)
Ai tempi di Erode, la
notte in cui nacque Gesù, gli angeli portarono la buona notizia ai pastori.
C'era un pastore poverissimo, tanto povero che non aveva nulla. Quando i suoi
amici decisero di andare alla grotta portando qualche dono, invitarono anche
lui. Ma lui diceva: "Io non posso venire, sono a mani vuote, che posso fare?".
Ma gli altri tanto dissero e fecero, che lo convinsero.
Così arrivarono dov'era il bambino, con sua Madre e Giuseppe.
Maria aveva tra le braccia il bambino e sorrideva, vedendo la generosità di chi
offriva cacio, lana o qualche frutto.
Scorse il pastore che non aveva nulla e gli fece cenno di venire.
Lui si fece avanti imbarazzato.
Maria, per avere libere le mani e ricevere i doni dei pastori, depose dolcemente
il bambino tra le braccia del pastore che era a mani vuote... |
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