Il piccolo principe

di ANTOINE DE SAINT-EXUPERY


"Ecco il mio segreto. E' molto semplice:
non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi."

 

Voglio dedicare questo piccolo spazio ad uno dei libri, anzi al mio libero preferito.. quello che ogni mamma, ogni educatore dovrebbe leggere... Io non l'ho letto da bambina, ma solo quando le mie figlie lo hanno letto a scuola.. eppure, anche se non ero una bambina.. il racconto di questo bambino che si pone tanti interrogativi sulla vita, mi ha conquistata... specialmente alcuni capitoli, come il primo, quello del elefante e del boa... quello della rosa... quello della volpe... e l'ultimo, quello della partenza del Piccolo Principe per il pianeta a cui apparteneva... mi hanno fatto riflettere... Ogni adulto, non dovrebbe mai dimenticarsi si essere stato bambino... riporterò solo alcuni spezzoni del libro e alcune note dell'autore... spero che siano di vostro gradimento e che anche a voi facciano capire quello che hanno fatto capire a me....

 

 

L'AUTORE

 

"navigando" ho trovato queste note sulla vita dell'autore, e i motivi che lo hanno spinto a scrivere il libro

lo riporto fedelmente, perchè l'ho trovato molto interessante....

 

 

Antoine De Saint-Exupéry: Lione,1900-nel cielo di Francia, 1944.


E’ noto che Saint-Exe, come lo chiamano in Francia, scomparve durante una missione di guerra, ma ignote restano le cause; tra le tante due sono le più attendibili, la prima è che sia stato abbattuto in volo da un aereo tedesco, la seconda, caldeggiata dallo scrittore Jules Roy nel suo libro Passion et mort de Saint-Exupéry, sostiene che lo scrittore abbia deviato per vedere i luoghi della sua infanzia e sia precipitato in mare per un guasto al motore, mentre sfuggiva alla contraerea tedesca.
Qualunque delle due ipotesi sia quella giusta, per me restava il fatto concreto della sua scomparsa in mare e la vaghezza del luogo della sparizione, da qualche parte, nel meraviglioso cielo della Francia, che si caricava d’un significato simbolico e misterioso, che lo legava ancor di più alla sua creatura letteraria, al piccolo principe proveniente da un mondo misterioso, un asteroide sconosciuta, verso la quale ritornerà, misteriosamente come ne è arrivato.
Ebbene, proprio l’estate scorsa, inaspettatamente, al largo di Marsiglia , insieme ad altri effetti personali dello scrittore, il mare ha restituito parti del suo velivolo; finalmente si può, finalmente posso, dare un nome al luogo della sua scomparsa, Marsiglia...
E’ un vero capolavoro Il Piccolo Principe, libro scritto da Saint-Exe non per l’amico divenuto adulto, come recita la dedica, ma per quando l’amico era ancora bambino, pubblicato per la prima volta nel 1943 e consacrato subito, anche dallo stesso scrittore, libro per l’infanzia, ed è in quest’ottica che è stato letto, tradotto e commentato in quasi tutte le scuole secondarie, in moltissime lingue (c’è persino una traduzione recentissima in dialetto napoletano), da intere generazioni di adolescenti.
E’ una favola scritta per i bambini, perché, come dice l’autore, gli adulti vogliono vedere solo fatti certi e sicuri e in un disegno loro sottoposto in una forma che assomiglia ad un cappello vedono solo il cappello, e non il boa che ha inghiottito l’elefante, una favola delicata e moderna dedicata
“ ai grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati”, scritta spinta dal bisogno dell’autore di esprimere poeticamente la necessità per l'umanità di riscoprire i sentimenti dell’amore e dell’amicizia, che vanno coltivati, alimentati, nutriti, addomesticati, proprio come fa nel libro il piccolo principe con la sua rosa, e la volpe col piccolo principe.
Nel libro lo scrittore descrive un ometto biondo, un minuscolo e candido bambino proveniente da un asteroide sconosciuta e lontanissima , dal quale si è allontanato per sfuggire ad una rosa di cui s’è innamorato, che si presenta al narratore in pieno deserto del Sahara, dov’è stato costretto ad atterrare per un guasto al motore del suo apparecchio. Prima di approdare sulla Terra il piccolo principe ha molto vagato negli spazi, e di asteroide in asteroide, di pianeta in pianeta, di viaggio in viaggio, ha incontrato i mondi e i personaggi più disparati: un re senza corona e senza sudditi, desideroso solo del comando; un vanitoso perso nella contemplazione di sé; un ubriaco che beve per dimenticare di essere un alcoolizzato; un uomo d’affari occupato solo a calcolare all’infinito un infinito numero di stelle; un lampionaio che accende e spegne un unico fanale perché così gli è stato ordinato; ed infine un saggio, un geografo che gli consiglia di visitare il pianeta Terra, perché gode di una buona reputazione.
Ed è proprio sulla Terra che, dopo ave r fatto numerosi incontri, alla ricerca di amici, avviene l’incontro più significativo, quello con la volpe.
La volpe gli insegna il significato che bisogna dare alla vita mediante i riti, talvolta trascurati o dimenticati, dell’amicizia e dell’amore, che consentono di “addomesticare”, cioè di creare dei legami e quindi di conoscere realmente le cose, piano piano, giorno dopo giorno. Alla fine dell’incontro, prima di congedarsi definitivamente, la volpe gli rivela il suo semplice segreto per cogliere “l’essenziale” delle cose:
“”Addio”, disse la volpe.” Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…”sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…”ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
Forse non tutti sanno che Il Piccolo Principe rappresentò per lo scrittore una sorta di prova d’amore per riconquistare la moglie, dopo un periodo di distacco durato cinque anni, nel quale lo scrittore aveva ripreso la sua vita da celibe, accordando alla moglie libertà totale. Dopo il periodo di ritrovato celibato, Saint-Exe ritornò dalla moglie, e scrisse il libro.
Sotto il velo dell’allegoria, paragonandola alla rosa della storia, vanitosa, bugiarda, possessiva, tiranna e presuntuosa, volle dirle che, con tutti i suoi difetti, ella era diversa da tutte le altre e questa differenza risiedeva proprio nel fatto che l’aveva scelta tra tante, e che lei, a sua volta, era stata catturata da lui, scelta e, dunque, prescelta.
Qualunque siano le ragioni o le cause reali che hanno prodotto tale opera, la fiaba, che mescola elementi di fantasia e di parabola allegorica, intrisa com’è di simboli , si presta ad essere interpretata in molti modi, ma forse il modo più bello di recepirla resta proprio quello di leggerla come una bella favola per bambini, guardando al piccolo principe e alla volpe come personaggi da fiaba che, come in un apologo morale, hanno qualcosa da insegnare anche agli adulti.
Il piccolo principe cerca gli uomini, cioè la le legge per vivere nel mondo degli uomini, e la volpe, saggia e non astuta come nelle favole tradizionali, spiega il modo attraverso il quale è possibile la conoscenza, cioè tramite “l’addomesticare”; certo, la conoscenza implicherà poi anche la sofferenza, ad esempio quella del distacco, ma varrà la pena soffrire se poi in cambio si guadagnerà “il colore del grano”, cioè una nuova visione delle cose.
“…I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

 

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 in sottofondo "il vecchio e il bambino " di Guccini

 

 
 

 
 

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